Il Tribunale Amministrativo Regionale ha accolto, nel merito, il ricorso che l’associazione Fare ha presentato lo scorso autunno contro il decreto con cui l’assessore Elvira Amata ha dato attuazione alla riforma del turismo varata all’Ars nella primavera precedente.
La recente decisione del TAR Sicilia del 4 maggio segna un passaggio destinato ad avere effetti concreti e immediati su tutto il comparto dell’extralberghiero. Con una pronuncia netta, i giudici amministrativi hanno annullato dodici disposizioni contenute nel decreto assessoriale n. 2104/2025, accogliendo il ricorso promosso dalla Federazione FARE.
Annullate pure le norme che impongono antenne satellitari, camere con non più di 4 posti letto, e un bagno con doccia o vasca ogni quattro posti letto. Viene meno pure l’obbligo di avere i defibrillatori. Non sarà più obbligatorio avere materassi ignifughi o televisori 32 pollici. E neppure che il 50% del personale parli inglese. Una sentenza che riguarda il mercato turistico per case vacanze, B&B, affittacamere e in generale per tutti i gestori di strutture extra alberghiere.
La questione tocca un tema centrale per il futuro del turismo siciliano: il confine tra attività alberghiera e ospitalità diffusa. Negli ultimi anni, la tendenza normativa – sia a livello nazionale che regionale – ha mostrato una progressiva inclinazione ad assimilare le strutture extralberghiere agli hotel, imponendo standard sempre più stringenti.
Il TAR ha riconosciuto proprio questo punto: le prescrizioni imposte dal decreto erano sproporzionate e non giustificate rispetto alla natura delle attività coinvolte. Bed and breakfast, affittacamere e case vacanza, per loro stessa definizione, operano spesso in contesti familiari, con dimensioni contenute e un modello organizzativo completamente diverso da quello alberghiero.
Il TAR ha implicitamente ribadito che l’offerta turistica non è – e non deve essere – uniforme. Il turista che sceglie una struttura extralberghiera non cerca un hotel “più economico”, ma un’esperienza diversa: più flessibile, più autentica, spesso più legata al territorio.
Dal punto di vista pratico, la decisione produce un alleggerimento immediato per migliaia di operatori in Sicilia. Vengono meno una serie di obblighi che avrebbero comportato investimenti significativi, spesso difficilmente sostenibili, soprattutto per le piccole realtà. Questo si traduce in una maggiore libertà imprenditoriale, ma anche in una maggiore certezza operativa, elemento fondamentale in un settore già fortemente esposto a cambi normativi.
Non si tratta, però, di una “liberalizzazione totale”. La sentenza non elimina i controlli né le regole di base. In prospettiva, sarà interessante capire come la Regione Siciliana intenderà intervenire dopo questa bocciatura. È probabile che si apra una nuova fase normativa, in cui sarà necessario trovare un punto di equilibrio tra esigenze di qualità dell’offerta, sicurezza e sostenibilità economica delle attività.
Come ha sottolineato il TAR il turista che sceglie le strutture extralberghiere cerca un’offerta differenziata ed è consapevole di non aspettarsi i servizi propri di un hotel. Con questa sentenza é stato difeso il diritto dei piccoli proprietari e dei gestori di poter lavorare senza essere schiacciati da burocrazia e costi ingiustificati.
In questo contesto, pur condividendo pienamente la portata della decisione del TAR Sicilia, si ritiene opportuno fare una precisazione da operatore del diritto e del settore: l’eliminazione di questi obblighi non deve essere interpretata come un via libera ad offrire il minimo indispensabile. Al contrario, dotarsi di strumenti e servizi come il defibrillatore, la conoscenza delle lingue straniere o standard qualitativi adeguati resta una scelta fortemente consigliabile per elevare il livello dell’offerta. La qualità e la professionalità non possono essere imposte per decreto, ma rappresentano oggi il vero elemento distintivo sul mercato: anche nell’extralberghiero, chi vuole competere e crescere deve necessariamente adottare standard elevati, andando oltre il semplice rispetto delle regole minime.