Una recente pronuncia merita particolare attenzione e dovrebbe far riflettere molti proprietari che gestiscono immobili tramite piattaforme come Airbnb e Booking. L’imprenditorialità é stata confermata dal numero di prenotazioni. L’affitto gestito tramite piattaforme telematiche che presenta i profili di un’attivitá commerciale é qualificato come reddito di impresa e non può beneficiare di cedolare secca.

Con la sentenza n. 148 del 2 marzo 2026, la Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di Firenze ha affermato che la gestione continuativa di appartamenti destinati a locazioni turistiche, caratterizzata da un elevato numero di prenotazioni annuali e da introiti significativi, non può essere considerata mera gestione patrimoniale, ma integra una vera e propria attività imprenditoriale.

Il punto centrale della decisione è che, quando l’attività presenta i caratteri della continuità, dell’organizzazione e dell’abitualità tipici dell’impresa commerciale, il reddito prodotto non è qualificabile come reddito fondiario, bensì come reddito d’impresa.

La conseguenza fiscale è immediata: non è applicabile la cedolare secca, con il rischio di recupero delle imposte ordinarie, oltre a sanzioni e interessi.

La sentenza rappresenta una conferma importante di un orientamento giurisprudenziale sempre più rigoroso nei confronti delle locazioni brevi gestite in modo professionale attraverso le piattaforme telematiche.

Per molti proprietari non conta più soltanto il numero degli immobili posseduti, ma soprattutto la modalità concreta di gestione dell’attività.

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