In Italia ogni anno vengono donate oltre 200.000 case, un numero impressionante che mostra quanto la donazione sia uno strumento diffusissimo nelle famiglie. Eppure, per decenni, gli immobili provenienti da donazione sono rimasti avvolti da un’ombra di incertezza che ha frenato vendite, mutui e investimenti. Il motivo è sempre stato lo stesso: il timore che, anche dopo molti anni, gli eredi del donante potessero agire contro l’acquirente e chiedere la restituzione dell’immobile. Era la famigerata azione di restituzione prevista dall’art. 563 del Codice civile, capace di creare ansia perfino nei professionisti del settore.
La nuova riforma cambia radicalmente scenario. Il legislatore ha scelto una direzione chiara e dichiarata: sbloccare il mercato degli immobili donati, oggi paralizzato dalla paura che l’acquirente possa essere trascinato nelle liti ereditarie della famiglia del donante. La Relazione che accompagna la riforma non lascia spazio a dubbi: è necessario eliminare gli ostacoli che impediscono la circolazione dei beni provenienti da donazione, perché quel segmento del mercato immobiliare è rimasto ingiustamente frenato troppo a lungo.
L’intervento è arrivato proprio sull’articolo 563 c.c., la norma che permetteva agli eredi legittimari di chiedere la restituzione dell’immobile venduto, anche a distanza di vent’anni dalla donazione. Chi acquistava un bene di origine donativa, persino in assoluta buona fede, viveva appeso a un rischio enorme e duraturo, tanto da scoraggiare banche, notai e acquirenti.
Con la riforma questo timore scompare. Gli acquirenti non possono più essere costretti a restituire l’immobile, a condizione che abbiano trascritto l’atto di acquisto prima della domanda di riduzione. Il diritto degli eredi legittimari non si estingue, ma cambia forma: non potranno più recuperare il bene, ma soltanto ottenere un ristoro economico dal donatario, utile a reintegrare la loro quota di legittima. Solo se il donatario è insolvente e ha trasferito l’immobile potranno rivolgersi all’avente causa, ma sempre entro il limite del valore effettivamente ricevuto.
Il risultato è un vero cambio di passo. Gli immobili provenienti da donazione diventano finalmente vendibili senza paura, possono essere ipotecati con maggiore facilità e tornano appetibili per il sistema bancario. Una novità che porta ossigeno soprattutto ai giovani e alle famiglie che necessitano di credito, oltre a rimettere in circolazione migliaia di case bloccate da un rischio giuridico divenuto ormai anacronistico.
La riforma non è solo tecnica: rappresenta un atto di fiducia verso il mercato immobiliare e un incentivo concreto alla ripresa. Dopo anni di timori e incertezze, le case donate possono finalmente tornare a essere un’opportunità, non un problema.