La gestione dei conti correnti cointestati e la successione degli stessi in caso di decesso di uno dei cointestatari è uno dei temi più frequenti richiesti dai correntisti.
É opportuno chiarire che quando si parla di conto cointestato, significa che il conto corrente è intestato a due o più persone (es. coniugi, genitori, fratelli ecc.), e che il denaro ivi depositato spetta agli intestatari in parti uguali fra loro, a prescindere dal fatto che una delle parti abbia versato più o meno capitale.
A firma disgiunta vuol dire invece che ogni cointestatario può effettuare autonomamente qualsiasi operazione senza l’avvallo degli altri intestatari. Tale tipologia di conto è ideale per le famiglie ed i coniugi al fine di evitare di aprire due conti separati e di avere quindi spese del conto corrente raddoppiate.
Nel panorama dei conti cointestati occorre inoltre distinguere tra due principali regimi di gestione:
1. conto corrente cointestato con clausola di accrescimento (o “And”): in questo caso, alla morte di uno dei cointestatari, la totalità del saldo e degli strumenti finanziari associati al conto (come azioni, obbligazioni, fondi comuni, buoni postali ecc.) passa automaticamente al cointestatario superstite, in base al principio di accrescimento. Questo significa che il cointestatario sopravvissuto diventa l’unico proprietario di tutti i beni presenti sul conto, senza che questi entrino a far parte dell’asse ereditario del defunto;
2. conto corrente cointestato senza clausola di accrescimento (o “O”): in questa configurazione, alla morte di uno dei cointestatari, la sua quota del conto (di solito il 50%, a meno che non sia specificato diversamente) entra a far parte del suo patrimonio ereditario e viene distribuita secondo il testamento o le leggi sulla successione. Il cointestatario superstite mantiene la proprietà della sua quota.
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