Stretta del Governo sulle locazioni brevi, cosa prevede il DDI Turismo.

Arriva il DDl Santanchè: dall’istituzione di un Codice Identificativo Nazionale (Cin) che sostituisce quello regionale, al soggiorno minimo di due notti per città ad elevato tasso turistico, nuove regole per Host e Property Manager e dura lotta alle locazioni abusive.
Il Ministero del Turismo ha appena approvato il disegno di legge che potrebbe segnare la svolta nella disciplina degli affitti brevi, ponendo fine, si spera, al caos disciplinare che regna nel settore. IL Ddl Santanchè apre di fatto la strada al riconoscimento ufficiale della figura del property manager rendendo obbligatoria l’apertura di un codice specifico per la categoria, disciplinandone il ruolo di sostituto di imposta e introducendo delle sanzioni per chi “glissa” su questi doveri. Ma non è l’unica novità della nuova norma: vediamo insieme cosa dice il Ddl Santanchè sugli affitti turistici.

In sintesi, le novità introdotte dal Ddl Santanchè sugli affitti turistici sono le seguenti:

ARTICOLO 1: una disciplina uniforme
L’ Articolo 1 afferma la volontà di fornire una disciplina uniforme a livello nazionale; 

ARTICOLO 2: chi può esercitare la locazione breve
Gli immobili promossi mediante gli affitti brevi possono essere gestiti esclusivamente da:
– I proprietari stessi, comunemente detti gli host;
– I property manager, a patto che siano dotati di una agenzia immobiliare;
– I portali telematici, comunemente dette OTA, tra cui ovviamente si devono intendere anche tutti i portali di promozione gestiti dai property manager stessi.

ARTICOLO 3: Codice identificativo nazionale
Il DDL Santanchè rende obbligatorio il Codice Identificativo Nazionale (CIN) rispetto ai 20 Codici identificativi regionali (CIR) attualmente esistenti che vengono dunque mandati in soffitta. Sarà obbligatorio anche per le OTA (Online Travel Agency).
Rimangono le regioni i soggetti che dovranno concedere i CIN, mentre saranno i comuni a dover controllare l’applicazione del CIN su tutte le piattaforme e su tutti i canali di promozione.
Attualmente l’operatore illegale può inventarsi un codice, inserirlo nel portale che ad oggi nessuno ha modo di controllare. Si attende che con il CIN sia la stessa banca dati ad inviare i codici alle piattaforme, chiedendo loro di bloccare i codici non riconosciuti (come avvenuto in Grecia ad inizio anno, dando risultati incredibili in tema di lotta all’abusivismo). È già definito dunque che sarà il MITUR ad inserire i CIN ricevuti dalle regioni nella banca dati nazionale (già istituita nel 2019).

ARTICOLO 4: Soggiorno minimo di due notti
Si introduce un soggiorno minimo di due notti (minimum stay) per i Comuni ad alta densità turistica che, secondo ISTAT, sono poco meno di 1000 sui 78882 Comuni italiani.
 Si fa riferimento ai comuni a densità turistica molto elevata nei quali chi vorrà pernottare una notte dovrà andare in hotel, ammesso che ne trovi uno. Saranno esentati da questa limitazione i comuni con meno di 5000 abitanti a bassa densità turistica.

ARTICOLO 5: Codice Ateco
IL DDL apre la strada al riconoscimento ufficiale della figura del property manager in cui si demanda all’ISTAT l’apertura di un Codice Ateco specifico per la categoria confermando l’obbligatorietà per i property manager di agire da sostituto d’imposta raccogliendo e versando per conto dei proprietari la cedolare secca.

ARTICOLO 6: Sanzioni agli abusivi
Con tale articolo si definiscono delle sanzioni a carico di tutti i soggetti (OTA, proprietari e property manager) che disattendano l’obbligo di CIN. Il controllo e la sanzione spetteranno ai vigili comunali o alla polizia, e “Non esporre il CIN per ogni annuncio costerà all’host, al gestore o alla piattaforma da 300 a 3000€, mentre il proprietario privo di CIN rischierà una sanzione da 500 a 5000€.”

L’ Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi manifesta grande soddisfazione per il riconoscimento formale del ruolo del gestore professionale, con la richiesta all’ISTAT di fornire un codice ATECO specifico che finalmente identifichi la categoria. “Finalmente la categoria potrà essere misurata, riconosciuta e qualificata come un alleato delle istituzioni nella gestione di un patrimonio che produce reddito” questo il commento del presidente Marco Celani.
Non sono mancate invece critiche da parte dell’AIGAB circa la misura che limita il numero minimo dei soggiorni a due notti, queste le parole del Presidente intervistato dal Il Sole 24 Ore : “L’impatto economico di questa misura è sicuramente depressivo ipotizzando che solo una parte verrà recuperata dal mondo alberghiero e una parte si trasformerà in allungamento di pernotti altrove o in nero”.

Rimaniamo in attesa di ulteriori aggiornamenti.

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