La bozza della Legge di Bilancio 2026 è ormai pronta per approdare in Parlamento, dopo l’approvazione in Consiglio dei Ministri. Il testo, composto da 137 articoli, contiene una serie di misure fiscali e tributarie destinate ad avere un impatto rilevante su cittadini e imprese. Tra i punti principali figurano il taglio dell’IRPEF, la nuova rottamazione delle cartelle, la conferma della flat tax al 15% per le partite IVA e — punto particolarmente discusso — l’aumento della cedolare secca sugli affitti brevi dal 21% al 26%.

Se la norma verrà approvata, l’aliquota unica al 26% verrà applicata a tutti gli affitti brevi, indipendentemente dal numero di immobili locati. Verrebbe così eliminata la precedente agevolazione che consentiva ai proprietari di applicare il 21% sul primo immobile. L’aumento riguarderebbe non solo i privati, ma anche coloro che operano come intermediari immobiliari o che gestiscono portali telematici di locazione, come Airbnb e simili.

La misura ha già suscitato forti reazioni, in quanto potrebbe avere conseguenze significative sull’intero settore turistico e immobiliare. L’aumento al 26%, infatti, rischia di ridurre sensibilmente l’offerta di alloggi disponibili per i turisti, con un inevitabile aumento dei prezzi e minori opportunità per le famiglie italiane di concedersi una vacanza.

Si teme inoltre un possibile ritorno al “sommerso”: molti proprietari, scoraggiati dall’inasprimento fiscale, potrebbero scegliere di non dichiarare i redditi da locazione, vanificando così l’obiettivo di trasparenza che la cedolare secca aveva contribuito a raggiungere.

Secondo le stime, oggi in Italia sono presenti online oltre 500.000 case destinate agli affitti brevi, e il 96% di queste appartiene a proprietari singoli che utilizzano la locazione turistica per integrare il proprio reddito o sostenere le spese familiari. Colpire questa fascia di contribuenti significa quindi penalizzare un’intera categoria di piccoli proprietari, proprio in un momento di stagnazione del turismo internazionale e di calo del turismo domestico.

Molti italiani, che negli anni precedenti affittavano la propria seconda casa per brevi periodi, quest’anno hanno scelto di utilizzarla personalmente, riducendo ulteriormente l’offerta turistica. Un aumento dell’imposta rischia dunque di avere un effetto domino: meno redditività per i proprietari, meno alloggi disponibili, prezzi più alti e una contrazione generale della mobilità turistica.

Se confermata, la misura rappresenterebbe una vera e propria stangata sulle famiglie italiane, con effetti di lungo periodo sulla capacità di investire, viaggiare e mettere a reddito il proprio patrimonio immobiliare.

AGGIORNAMENTI: 22/10/2025
Cambiare tutto per non cambiare nulla.

L’associazione AIGAB, di cui l’Avv. Ceraso é grande sostenitore, si è ribellata all’aumento della cedolare secca dal 21 % al 26 %.
Diversi politici, in particolare i Ministri Tajani e Salvini si sono espressi contro il provvedimento.
Ma crollano subito le rassicurazioni.
Il testo bollinato che entra in parlamento dicendo che non sarà aumentata la tassa solo a chi non usa portali e intermediari online, cioè nessuno, non cambia praticamente nulla della precedente versione.
Si attendono ancora nuovi aggiornamenti

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