La stretta europea sugli affitti brevi
Mercoledì la Commissione europea presenta la proposta di un regolamento che permetterebbe a comuni e regioni di limitare gli affitti brevi nelle città dove le case costano troppo rispetto ai redditi. E la prima volta che l’Unione prova a dare agli enti locali uno strumento comune su questo terreno.
Chi decide quali città
A stabilire dove si potranno limitare gli affitti brevi sarà un criterio uguale in tutti i 27 Paesi.
Una città rientra tra le aree sotto stress abitativo quando il prezzo medio di una casa vale almeno otto anni di reddito medio di chi ci vive, quando quel divario si è allargato nell’ultimo decennio e quando è improbabile che si riduca nei tre anni successivi.
Chi rischia e chi resta fuori
Le restrizioni riguarderebbero soltanto le case che non sono l’abitazione principale del proprietario. Chi affitta ai turisti l’appartamento in cui vive resterebbe escluso da questa stretta, mentre finirebbero nel mirino le seconde case e gli appartamenti tenuti tutto l’anno per il turismo, quelli che oggi riempiono Airbnb e Booking nei centri storici.
Autorizzazioni e numeri chiusi
Su quelle case i comuni potrebbero introdurre autorizzazioni, fissare un limite al numero di immobili destinabili agli affitti turistici e arrivare al divieto nelle zone più critiche. La bozza indica di preferire le misure meno drastiche, e ogni restrizione dovrà comunque rispettare i principi di proporzionalità e non discriminazione previsti dal diritto europeo.
Anche comprare casa
Nelle stesse aree i comuni potrebbero limitare l’acquisto o l’uso di immobili non destinati ad abitazione principale, del proprietario o di un inquilino. E il passaggio più contestato, perché porta il regolamento dalla regolazione degli affitti al mercato delle compravendite: Confedilizia parla di testo lesivo del diritto di proprietà, Federalberghi lo giudica un passaggio importante per le città più sotto pressione.